Da sempre pescatore
con gli artificiali, dai tempi –oramai remoti - del famoso motto ”una canna, un
mulinello e un pugno di artificiali”, fino a oggi quando tale concetto rappresenta un
nostalgico ricordo anni 80, merito dell’enorme sviluppo dello spinning, con il risultato
che la mia passione oggi occupa diversi metri quadrati della mia casa!!!
Chi mi conosce ha
ben presente la mia propensione per il “metallo” , decisamente aumentata
con il trasferimento della mia passione verso il mare: jigs, jigs e ancora jigs ..in
tutte le forme, colori e miscugli siliconici/metalliferi (leggi inchiku!)
Capita, quindi,
assai frequentemente, che le mie uscite in kayak siano caratterizzate dalla presenza di
qualche kg di piombo ..anche quando mi dedico alla traina con il vivo (poco!) cosa che irrita - in senso buono - il mitico Poma.
Questo settembre mi
trovavo in terra corsa insieme allo “zoccolo duro” del gruppo KFI (Kayak
Fishing Italia): Pomatomus, Buttero e Elbarracuda.
Quella mattina mi
ero decisamente impuntato: il rientro era prossimo (avevamo il traghetto
prenotato per la sera a mezzanotte!) e io dovevo tirare fuori qualcosa con
l’inchiku…
Armato della mia
fida cannetta da inchiku e della
solita mezza quintalata di ferraglia varia (avevo con me anche dei jig da slow
jigging da provare), mi dirigo sulla mia secca preferita, il punto banana come
lo definiamo affettuosamente da tre anni a questa parte.
La zona è
semplicemente splendida a partire dal panorama circostante
fino al fondale: una
caduta di roccia frastagliata che scende da -15 mt a – 36 mt repentinamente
per, poi, adagiarsi su un fondale a tratti fangoso e sabbioso. Calo il mio jig
(un pirates da 100 gr orange/glow) e comincio un pigro saliscendi…pochi
movimenti eeee….. sbam …che botta!! È una di quelle rare volte che sai già, nel
momento in cui cominci a calare l’esca, che qualcosa deve succedere e, incredibilmente, accade!! La
reazione iniziale è quella di un pesce di media taglia.. penso a un dentino sui
3 kg ma dopo le prime capocciate avverto qualcosa di strano: le reazioni attive
sono quelle di un dentice di media taglia, quando, però, sono io a tirare
percepisco una resistenza passiva pari a quella di un pescione ben più grosso
anche se più “sacchettone”. Dopo qualche minuto il lungo finale in fc comincia
a entrare in bobina, mi affaccio e vedo … vedo … vedo qualcosa di inaspettato:
un bel pesce molto colorato, un bell’arancione .. penso “urca che scorfano!!”
Non faccio in tempo a focalizzare quel pensiero ed ecco che sotto di me, a
circa 5 metri, si accendono dei colori meravigliosi, due grandi ali di un blu
elettrico difficilmente descrivibile si spiegano maestose. È chiaro: non è un cappone,
ma una stupenda gallinella che, aprendo bocca e pinne, pone una resistenza ben
maggiore di qualsiasi altro pesce di pari peso, offrendo alla vista del
sottoscritto alcuni tra i colori più belli che il mare possa regalare.
Il pesce è a bordo e
la bilancia parlerà poco dopo: 3,8 kg
Il sottoscritto è
rimasto a ridere da solo nel mezzo del golfo del Valinco per qualche minuto … dopo aver chiamato Buttero al telefono!!
Note tecniche: canna
autocostruita su grezzo Xzoga taka G 60 (anelli american tackle in titanio
/nanolite, placca fuji, eva matagi), mulinello daiwa Pluton SHL 200, trecciato
sunline multicolor da 20 lbs, finale in FC seguar FXR 0,37, daiwa pirates 100
gr.
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