sabato 20 ottobre 2012

Manutenzione Shimano Tyrnos 12

Pubblico qui un mio reportino sulla manutenzione del mio mulo da traina Tyrnos 12 già pubblicato su KFI
Dopo la spedizione “Corsica 2012” e in vista dell’Elbainkayak 2012, una buona manutenzione per il mio Tyrnos 12 si rendeva necessaria.
Come sempre, per chi non si è mai cimentato nello smontaggio di un mulo, traina o fisso che sia, consiglio di tenere a portata di mano oltre al caffè ;) lo spaccato del mulinello.
Gli attrezzi sono i soliti: un paio di cacciaviti a croce e piatto, l’attrezzo in dotazione al mulo (la chiave serve per smontare la manovella!), grasso, olio per mulinelli, benzina avio (io uso quella per ricaricare gli zippo), pennellino, bicchierino di carta e una buona dose di pazienza! 
Il primo passo, dopo aver pulito l’esterno del mulo, è smontare la manovella e il guscio esterno .
Sfilato il carter ancora non si arriva ai meccanismi interni: occorre svitare le viti che trattengono il carter interno di plastica (usare sempre un buon cacciavite in modo da evitare di sciupare le teste delle viti). 
Una volta rimosso il carter in plastica (che contiene l’ingranaggio principale e il dispositivo dell’antiritorno) si può sfilare la bobina e l’alberino del mulo.
Nel fare questo prestare attenzione a NON perdere il piccolo pernio dalla parte opposta del pignone ..se cade, secondo la nota regola di Murphy, finirà nell’angolo più inaccessibile della casa!!

Il “cuore” del mulo è nella bobina: sfilato il pignone, svitando sei piccole vitoline, si rimuove il carter della frizione e si accede allo “spingi disco” della frizione, (tra lo spingi disco e il carter c’è una molla), al disco di materiale frenante, a due cuscinetti.

Il disco frenante è in materiale tipo carbonio , incollato su un supporto in bachelite, fissato sulla bobina da 4 piccole viti.
Per pulire il disco occorre rimuovere le quattro viti. Si procede alla pulizia del disco con della carta tipo scottex pulita , mentre per lo spingi disco (dalla foto si notano i residui di carbonio dovuti alle frizionate ) utilizzo la benzina avio.
Rimossi i due cuscinetti li lavo con la benzina avio e, una volta asciugati, li ingrasso abbondantemente prima di rimetterli in sede.
Per accedere al terzo (e ultimo) cuscinetto della bobina, occorre svitare le due viti situate nel lato opposto alla frizione: svitate le due vitine, si sfila il carterino e l’albero (fare attenzione che è presente un anello che funge da spessore tra il cuscinetto e la bobina) se si vuole rimuovere il “cuscinettone” la cosa diventa complicata in quanto occorre rimuovere alcuni seeger che bloccano i vari spessori e il cuscinetto stesso (se procedete in questo senso ricordatevi l’ordine di inserimento degli spessori altrimenti rischiate di bloccare il tutto!)
Per rimontare seguite l’ordine inverso.
Smontato, pulito, ingrassato il complesso bobina/frizione, ora passiamo al carter dove troviamo il quarto cuscinetto, l’antiritorno e l’ingranaggio principale.
Il cuore meccanico del Tyrnos è … disarmante!!! Un ingranaggio, un alberino, un cuscinetto e un sistema antiritorno che agisce su una ruota dentata coassiale “all’ingranaggione”  tramite due dentini (che fanno andare di rosario per rimontare il carter la prima volta..poi ci si prende la mano e con un piccolo cacciavite diventa “quasi” una passeggiata !!) 
Si devono svitare 4 piccole vitine e, rimosso il coperchio in plastica, si accede al tutto. 

Sfilato ingranaggio con albero connesso, rimosso il cuscinetto, si lava il tutto con la solita benzina e si ingrassa avendo ben cura che il grasso riempia il cuscinetto (NB i cuscinetti non sono schermati, quindi questa attenzione deve essere prestata a tutti!!)
Nel rimontare il tutto, come anticipato, fate attenzione a riposizionare bene i due dentini dell’antiritorno, se mal posizionati non solo s’inchioda tutto ma non richiudete neppure il carterino !!! Per effettuare questa operazione aiutatevi con un piccolo cacciavite premendo di due dentini verso il cuscinetto e, contemporaneamente, spingete l’ingranaggio.
Richiudete il tutto e…..

Rimontate con cura il leveraggio della frizione rispettando il verso di inserimento della leva e della camma(ricordatevi la guarnizione in teflon bianca posta sotto la leva e di ingrassare la camma.
Passiamo al lato “B” del mulo :D
Rimuovete il carter in metallo, quello in plastica seguirà…, pulite e ingrassate il meccanismo del “cicalino”.
Ecco fatto: il vostro Tyrnos sarà pronto per mille nuove altre avventure!!
NB. Questa è solo una esposizione della procedura che seguo io senza pretese di voler essere un "how to do" tecnico, in caso di dubbi o perplessità rivolgetevi senza esitazioni all'assistenza tecnica della casa produttrice del vostro mulo ;)

martedì 16 ottobre 2012

Una cattura inaspettata



Da sempre pescatore con gli artificiali, dai tempi –oramai remoti - del famoso motto ”una canna, un mulinello e un pugno di artificiali”, fino a oggi quando tale concetto rappresenta un nostalgico ricordo anni 80, merito dell’enorme sviluppo dello spinning, con il risultato che la mia passione oggi occupa diversi metri quadrati della mia casa!!!
Chi mi conosce ha ben presente la mia propensione per il “metallo” , decisamente aumentata con il trasferimento della mia passione verso il mare: jigs, jigs e ancora jigs ..in tutte le forme, colori e miscugli siliconici/metalliferi (leggi inchiku!)
Capita, quindi, assai frequentemente, che le mie uscite in kayak siano caratterizzate dalla presenza di qualche kg di piombo ..anche quando mi dedico alla traina con il vivo (poco!) cosa che irrita - in senso buono - il mitico Poma.
Questo settembre mi trovavo in terra corsa insieme allo “zoccolo duro” del gruppo KFI (Kayak Fishing Italia): Pomatomus, Buttero e Elbarracuda.
Quella mattina mi ero decisamente impuntato: il rientro era prossimo (avevamo il traghetto prenotato per la sera a mezzanotte!) e io dovevo tirare fuori qualcosa con l’inchiku…
Armato della mia fida cannetta da inchiku e della solita mezza quintalata di ferraglia varia (avevo con me anche dei jig da slow jigging da provare), mi dirigo sulla mia secca preferita, il punto banana come lo definiamo affettuosamente da tre anni a questa parte.
La zona è semplicemente splendida a partire dal panorama circostante fino al fondale: una caduta di roccia frastagliata che scende da -15 mt a – 36 mt repentinamente per, poi, adagiarsi su un fondale a tratti fangoso e sabbioso. Calo il mio jig (un pirates da 100 gr orange/glow) e comincio un pigro saliscendi…pochi movimenti eeee….. sbam …che botta!! È una di quelle rare volte che sai già, nel momento in cui cominci a calare l’esca, che qualcosa deve succedere e, incredibilmente, accade!! La reazione iniziale è quella di un pesce di media taglia.. penso a un dentino sui 3 kg ma dopo le prime capocciate avverto qualcosa di strano: le reazioni attive sono quelle di un dentice di media taglia, quando, però, sono io a tirare percepisco una resistenza passiva pari a quella di un pescione ben più grosso anche se più “sacchettone”. Dopo qualche minuto il lungo finale in fc comincia a entrare in bobina, mi affaccio e vedo … vedo … vedo qualcosa di inaspettato: un bel pesce molto colorato, un bell’arancione .. penso “urca che scorfano!!” Non faccio in tempo a focalizzare quel pensiero ed ecco che sotto di me, a circa 5 metri, si accendono dei colori meravigliosi, due grandi ali di un blu elettrico difficilmente descrivibile si spiegano maestose. È chiaro: non è un cappone, ma una stupenda gallinella che, aprendo bocca e pinne, pone una resistenza ben maggiore di qualsiasi altro pesce di pari peso, offrendo alla vista del sottoscritto alcuni tra i colori più belli che il mare possa regalare.
Il pesce è a bordo e la bilancia parlerà poco dopo: 3,8 kg

Il sottoscritto è rimasto a ridere da solo nel mezzo del golfo del Valinco per qualche minuto … dopo aver chiamato Buttero al telefono!!
Note tecniche: canna autocostruita su grezzo Xzoga taka G 60 (anelli american tackle in titanio /nanolite, placca fuji, eva matagi), mulinello daiwa Pluton SHL 200, trecciato sunline multicolor da 20 lbs, finale in FC seguar FXR 0,37, daiwa pirates 100 gr.

C & R di una bella lola



E' uno spezzone di un video dello scorso anno che ha girato il mitico Elbarracuda in occasione della nostra annuale zingarata in terra Corsa. Una lola molto bella e combattiva che si è meritata un doveroso rilascio da parte mia.